Schedario francese

Pierluigi Pellini
Mauvais livres, Roma, 2026

Un’idea della letteratura francese, attraverso una quarantina di ‘schede’ esemplari, distribuite in tre volumetti: l’autore non fa sconti alla sciatteria di qualche editore, alle sviste di qualche traduttore; ma soprattutto prova a mostrare, con stile limpido, ironico e appassionato, perché di certi libri – celebri o poco noti, classici o contemporanei – non possiamo fare a meno; e a difendere un’idea di letteratura come conoscenza urticante, agli antipodi del moralismo pedagogico e dei buoni sentimenti oggi in voga.

Vol. I
I classici ritradotti cambiano vólto: le Favole di La Fontaine non sono più pedagogia cantilenante, ma verità risentita sulle malefatte del potere; Chateaubriand è grandioso anche quando ci sembra kitsch; Baudelaire nella versione di Giorgio Caproni si carica di imprevedibili dissonanze. E poi Balzac, Mallarmé, Huysmans, e perfino Napoleone Bonaparte in veste di narratore.
Dal Seicento all’Ottocento, una dozzina di schede parlano ciascuna di un libro esemplare e, al tempo stesso, di un’epoca e di una forma simbolica.

Vol. II
Accanto a autori celeberrimi, altri semisconosciuti in Italia. E non è detto che i primi siano i più interessanti: più dell’algida perfezione di un Valéry, forse anche più dei giochi combinatori di un Perec, ci parlano oggi un romanzo sull’adolescenza di Alexandre Vialatte, o una testimonianza di Léon Werth sulla disfatta del 1940. E naturalmente Céline, gande a sprazzi anche nei suoi scartafacci rifiutati, o nelle cervellotiche traduzioni di Giuseppe Guglielmi.
Una ventina di schede propongono un panorama non scontato del Novecento francese, da André Gide a Marguerite Duras e Roland Barthes.

Vol. III
Due Nobel più o meno sopravvalutati: JMG Le Clézio e Annie Ernaux; un romanziere reazionario che in Italia piace molto, non sempre con buone ragioni, anche alla critica di sinistra: Michel Houellebecq. Un capolavoro arrivato tardi e mai veramente accolto da noi: Vite minuscole di Pierre Michon. E poi gli scrittori più interessanti nella generazione dei nati intorno al 1970: Laurent Mauvignier e Mathias Énard.
Una decina di schede sul romanzo contemporaneo, per difendere la letteratura vera, contro il midcult e il moralismo woke; e, in appendice, un saggio sul più grande scrittore di viaggio del Novecento (non solo francese), Nicolas Bouvier.

Pierluigi Pellini insegna letterature comparate a Siena. Ha curato i tre «Meridiani» dei Romanzi di Zola; studia anche Balzac, Verga, Céline, Montale e Sereni; recensisce libri francesi su «Alias».

Pierluigi Pellini
Mauvais livres, Roma, 2026

Un’idea della letteratura francese, attraverso una quarantina di ‘schede’ esemplari, distribuite in tre volumetti: l’autore non fa sconti alla sciatteria di qualche editore, alle sviste di qualche traduttore; ma soprattutto prova a mostrare, con stile limpido, ironico e appassionato, perché di certi libri – celebri o poco noti, classici o contemporanei – non possiamo fare a meno; e a difendere un’idea di letteratura come conoscenza urticante, agli antipodi del moralismo pedagogico e dei buoni sentimenti oggi in voga.

Vol. I
I classici ritradotti cambiano vólto: le Favole di La Fontaine non sono più pedagogia cantilenante, ma verità risentita sulle malefatte del potere; Chateaubriand è grandioso anche quando ci sembra kitsch; Baudelaire nella versione di Giorgio Caproni si carica di imprevedibili dissonanze. E poi Balzac, Mallarmé, Huysmans, e perfino Napoleone Bonaparte in veste di narratore.
Dal Seicento all’Ottocento, una dozzina di schede parlano ciascuna di un libro esemplare e, al tempo stesso, di un’epoca e di una forma simbolica.

Vol. II
Accanto a autori celeberrimi, altri semisconosciuti in Italia. E non è detto che i primi siano i più interessanti: più dell’algida perfezione di un Valéry, forse anche più dei giochi combinatori di un Perec, ci parlano oggi un romanzo sull’adolescenza di Alexandre Vialatte, o una testimonianza di Léon Werth sulla disfatta del 1940. E naturalmente Céline, gande a sprazzi anche nei suoi scartafacci rifiutati, o nelle cervellotiche traduzioni di Giuseppe Guglielmi.
Una ventina di schede propongono un panorama non scontato del Novecento francese, da André Gide a Marguerite Duras e Roland Barthes.

Vol. III
Due Nobel più o meno sopravvalutati: JMG Le Clézio e Annie Ernaux; un romanziere reazionario che in Italia piace molto, non sempre con buone ragioni, anche alla critica di sinistra: Michel Houellebecq. Un capolavoro arrivato tardi e mai veramente accolto da noi: Vite minuscole di Pierre Michon. E poi gli scrittori più interessanti nella generazione dei nati intorno al 1970: Laurent Mauvignier e Mathias Énard.
Una decina di schede sul romanzo contemporaneo, per difendere la letteratura vera, contro il midcult e il moralismo woke; e, in appendice, un saggio sul più grande scrittore di viaggio del Novecento (non solo francese), Nicolas Bouvier.

Pierluigi Pellini insegna letterature comparate a Siena. Ha curato i tre «Meridiani» dei Romanzi di Zola; studia anche Balzac, Verga, Céline, Montale e Sereni; recensisce libri francesi su «Alias».