Antropologia del personaggio

Pierluigi Pellini
Ledizioni, Milano, 2026

Due saggi sul capolavoro di Flaubert, il romanzo che più di ogni altro segna una svolta nella letteratura, non solo francese, dell’Ottocento. Il primo studia le motivazioni – testuali, non psicologiche – dell’azione, e più spesso dell’inazione, di Frédéric Moreau, cioè l’antropologia di un protagonista incoerente e neghittoso, che può essere considerato il capostipite di tutti gli inetti novecenteschi. Il secondo propone una lettura ravvicinata di alcune fra le pagine più belle del romanzo, prendendo come filo conduttore l’esame puntuale di una recente traduzione italiana.
Entrambi partono dall’accertamento filologico e dal dettaglio stilistico per dare sostanza a un’interpretazione complessiva che rifiuta di ricondurre il romanzo a un facile esercizio di parodia nichilista, mostrandone invece la complessità e le irriducibili ambivalenze. Entrambi offrono numerosi spunti teorici: sul personaggio romanzesco e sulla traduzione; e sono sorretti da una tensione etica che prova a non perdere di vista il senso della critica letteraria: per la vita e per la politica culturale.

Pierluigi Pellini, nato in Svizzera nel 1970, insegna Letterature comparate e Letteratura francese all’Università degli Studi di Siena. Ha scritto su Balzac, Nievo, Baudelaire, Zola, Verga, Céline, Montale e Sereni, sulla critica letteraria nel Novecento e sulla politica universitaria. Per «I Meridiani» ha tradotto L’Assommoir e curato una scelta in tre volumi dei Romanzi di Zola (2010-2015). Collabora con «Alias». Il suo ultimo libro è Schedario francese (Mauvais Livres, 2026).

Pierluigi Pellini
Ledizioni, Milano, 2026

Due saggi sul capolavoro di Flaubert, il romanzo che più di ogni altro segna una svolta nella letteratura, non solo francese, dell’Ottocento. Il primo studia le motivazioni – testuali, non psicologiche – dell’azione, e più spesso dell’inazione, di Frédéric Moreau, cioè l’antropologia di un protagonista incoerente e neghittoso, che può essere considerato il capostipite di tutti gli inetti novecenteschi. Il secondo propone una lettura ravvicinata di alcune fra le pagine più belle del romanzo, prendendo come filo conduttore l’esame puntuale di una recente traduzione italiana.
Entrambi partono dall’accertamento filologico e dal dettaglio stilistico per dare sostanza a un’interpretazione complessiva che rifiuta di ricondurre il romanzo a un facile esercizio di parodia nichilista, mostrandone invece la complessità e le irriducibili ambivalenze. Entrambi offrono numerosi spunti teorici: sul personaggio romanzesco e sulla traduzione; e sono sorretti da una tensione etica che prova a non perdere di vista il senso della critica letteraria: per la vita e per la politica culturale.

Pierluigi Pellini, nato in Svizzera nel 1970, insegna Letterature comparate e Letteratura francese all’Università degli Studi di Siena. Ha scritto su Balzac, Nievo, Baudelaire, Zola, Verga, Céline, Montale e Sereni, sulla critica letteraria nel Novecento e sulla politica universitaria. Per «I Meridiani» ha tradotto L’Assommoir e curato una scelta in tre volumi dei Romanzi di Zola (2010-2015). Collabora con «Alias». Il suo ultimo libro è Schedario francese (Mauvais Livres, 2026).